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Samuel Beckett - Quello che è strano, via
Ramsey Campbell (a cura di) - Racconti sinistri

mercoledì, 21 febbraio 2007
Holy shit!!



What's this? What's this?
There's something very wrong

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 16:27 | link | commenti (2) |

sabato, 27 gennaio 2007
Inviti non richiesti. Post postumo

Nel non anniversario della chiusura del Bulletin, il titolare del blog, stuzzicato dai proditori inviti kekkoziani, avanza timidamente due inviti. Volevo tenere come ultimo commento quello bellissimo in cui il suddetto titolare e i suoi pregiati ospiti vengono considerati uomini tristerrimi e spregevoli, ma in fondo si possono spendere commenti in maniere migliori.

Sì, insomma, se credete, inviterei la neoromantica Miss Vengeance e la cicciottella ma carina SaraTheHutt a partecipare alla Connection. Chi è d'accordo parli ora o taccia per sempre. Chi non è d'accordo, taccia e basta.

Questo post si autodistruggerà (prima o poi).

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 19:34 | link | commenti (13) |

domenica, 31 dicembre 2006
File under: Commiato, Vespai

Alè, dai, finiamo qui. Che il Bulletin in realtà è già chiuso da tempo, ma pare più carino mettergli un finale che chiuda in modo circolare la sua rinascita. L'ho ripreso con una classifica, lo chiudo con una classifica. Io ti faccio io ti disfo, cosa credi, eh?

Detto questo: qui ci sono potenzialmente dei vespai belli grossi. Ma mandiamoli in prescrizione, sono gli ultimi rantoli, perdoniamo, perdoniamo, è tuttungiòco.
E ci sono i primi tre film (forse quattro, dai) che sono talmente staccati dagli altri che tanto varrebbe fare una classifica a parte solo per loro.  Perché  a mesi di distanza il giudizio, al massimo, è migliorato, e non certo sfumato. Più che altro, a mesi di distanza sono ancora lì con gli occhioni luccicosi, stupefatto e innamorato.

Quindi, dopo questa classifica chiudiamo.
E non riprendiamo, a questo giro, al massimo se proprio mi torna la voglia si riprende in maniera totalmente diversa. Grazie ai cordiali lettori di questi mesi/anni, ci si sente nei commenti dei vostri blog.

Bon, il catalogo è questo.

The New World di Terrence Malick
Grizzly Man di Werner Herzog
Miami Vice di Michael Mann

Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro
Match Point di Woody Allen
United 93 di Paul Greengrass
Inside Man di Spike Lee
Lady in the Water di Manoj Night Shyamalan
Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio
10 Radio America di Robert Altman

Premio speciale "Fuori, ma davvero di poco"
Wallace & Gromit - la maledizione del coniglio mannaro di Steve Box e Nick Park

Premio speciale "No, dai"
Ghost in the Shell - Innocence, che sarebbe subito fuori dal podio, al quarto o quinto posto. Ma ehi, su, non ce la faccio a considerarlo un film del 2006.

Miglior film che non ho visto
The Prestige di Cristopher Nolan

Film che magari sarebbero stati in classifica ma per un motivo o per l'altro pure questi non li ho visti
Children of Men di Alfonso Cuaron
Il calamaro e la balena di Noah Baumbach
Shortbus di John Cameron Mitchell

Premio speciale "Non siamo degni"
The New World di Terrence Malick

Premio speciale "Ho visto il cinema del futuro, si chiama Michael Mann"
Miami Vice di Michael Mann

Premio speciale "Abbaglio dell'anno - blog edition"
Lady Vendetta di Park Chan Wook

Premio speciale "Abbaglio dell'anno - paper edition"
The Departed di Martin Scorsese

Delusione dell'anno
Lady Vendetta di Park Chan Wook
Black Dahlia di Brian De Palma
Ex aequo - Marie Antoinette di Sofia Coppola e L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino

Migliori titoli di testa
Lady Vendetta di Park Chan Wook

Miglior finale
The New World di Terrence Malick
Miami Vice di Michael Mann
United 93 di Paul Greengrass

Miglior scena
Wes Studi in un giardino all'inglese in The new world di Terrence Malick

Miglior film che non uscirà nelle sale, chedìovimaledica
The Host di Bong Joon Ho

Personaggio dell'anno
Il mostro grosso

Premio speciale "Essere umano che fa venire i peggio pensieri del 2006"
Scarlett Johansson in Match Point

Film più attesi del 2007
L'arte del sogno di Michel Gondry e INLAND EMPIRE di David Lynch. Tutto il resto è noia (beh, mica vero, in realtà ho una gran voglia di vedere pure Crank, ma vabbè).

Buon 2007 a tutti. See you.

AGGIORNAMENTO: è uscita la classifica dei cineblogger, e quest'anno c'è addirittura la sciccheria del wiki che aggrega tutti i classificoni. Bella gente, i cineblogger.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 12:50 | link | commenti (16) |

domenica, 26 novembre 2006
Si pazziava, fratello caro (?)

Proprio quando si pensa di porre finalmente fine alle sofferenze del Bulletin (ehi, ma Alcinemanonsimangia non esiste neanche più su Splinder, dannazione!), ecco che spunta un film che ti fa venire voglia di scrivere due righe.

Ed è L'amico di famiglia, di Sorrentino.
Non che sia un film eccezionale, a dire la verità. Non è L'uomo in più, e soprattutto non è Le conseguenze dell'amore - anche se in molti punti gli si avvicina, dato che anche questa è in fondo una storia proprio sulle conseguenze dell'amore.
Una storia più esile, però, più irrisolta, anche se sostenuta dalle interpretazioni sublimi di Giacomo Rizzo - meraviglioso caratterista che prende il posto del sovrumano Toni Servillo e che disegna una figura di piccolo usuraio e piccolo uomo da applausi - e soprattutto di Fabrizio Bentivoglio, inatteso, strepitoso cowboy dall'accento veneto. Una storia, va detto, anche più feroce, più buia, più disperata.

L'ambientazione è come sempre scelta alla perfezione, a un tempo sfondo alle azioni dei personaggi e loro perfetto correlato.
Sorrentino però stavolta rischia di varcare quel limite con cui aveva già giocato in passato, e di sforare nel formalismo, quando non nel narcisismo vero e proprio.

Fortunatamente ancora tutto regge: è vero, Sorrentino giostra tra piani sequenza, carrelli, una macchina mobilissima - a tratti troppo - in una deriva formalista un po' preoccupante.
Però è ancora capace di rendere lo stile un simbolo, di dare pertinenza ai suoi funambolismi, come nell'incipit bellissimo, rallentato, con inquadrature oblique, ritagliate in una partita di pallavolo, in cui tutto sembra vero, verissimo, professionale, fin quando non s'infrange un pallone contro un lenzuolo steso ad asciugare. Le psicologie, le personalità dei personaggi emergono da questo gioco registico, che tira fuori il suo film peggiore, incompiuto, inconsistente, ma capace comunque di sorprendere e divertire.

Ma ecco, il motivo per cui a questo umile recensore è venuta voglia di scrivere due righe sta tutto in un'inquadratura.
Geremia ha appena visto la ragazza di cui si è innamorato andare nella roulotte del suo amico.
Fugge, torna a casa, e lo rivediamo con la sua fascia di cotone e le patate in testa. Ha lo sguardo perso nel vuoto, la stanza è in una penombra rossastra.
E Sorrentino lo inquadra leggermente dall'alto, con la macchina a mano. In un film in cui la regia è così fluida, perfetta, tirata a lucido anche più del dovuto, quell'esitazione della macchina a mano, che da sola rappresenta l'animo di Geremia, spaesato, tremante, è bellissima.
Sono cinque secondi, non di più. Ma bastano.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 21:58 | link | commenti (3) |
ombre e visioni

mercoledì, 22 novembre 2006
See you


Robert Altman, maestro.

C'è più altro da dire?

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 10:14 | link | commenti (4) |
sayonara

lunedì, 30 ottobre 2006
Recensioni in 50 caratteri

Recupero il tempo perduto sintetizzando recensioni su quattro film.
Se riesco e trovo la voglia, più avanti scrivo qualcosa in più. Almeno un paio meriterebbero.

All for love di Min Kyu-dong
Il film che PT Anderson girerebbe. Se fosse scemo.

Christmas in August di Hur Jin-ho
Poche parole, molti sguardi, una morte. Delizioso.

Nightmare Detective di Shinya Tsukamoto
Tanto bello, tanto bravo, ma pure tanto già visto.

Running alone for a thousand miles di Zhang Yimou
Orribili danze folkloristiche. Ma film indovinato.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 08:42 | link | commenti |
ombre e visioni

venerdì, 27 ottobre 2006
Ogni stop è solo un altro start

27 - 10 - 2006

Ovviamente riesco a perdermi sia il concerto romano sia quello bolognese. Evabbè.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 09:25 | link | commenti (2) |
ìndiròc

giovedì, 26 ottobre 2006
Recensioni preventive - Babel

Ciao sono ioSei Alejandro Gonzales Inarritu.
Non avere paura.

Vorresti essere un intellettuale, ma non ne hai le capacità: non ti preoccupare, Soderbergh è come te, e c'è qualcuno che lo trova digeribile.
Sai fare videoclip e ami alla follia i melodrammi. Non ti preoccupare, esiste un tizio giallo con queste caratteristiche che è tra i più grandi registi del mondo.
Insomma: hai due buoni punti di partenza.
Ora vediamo come nascondere le debolezze.

Abbiamo detto: sai fare videoclip. Completiamo: sai fare solo videoclip. Ma non è un problema, per evitare che la gente si accorga che non sai tenere una storia unica per più di mezz'ora, mescolane nei tuoi film tre o quattro - magari unendole con il filo meno labile che ti viene in mente - così con tre storie da mezz'ora sfanghi un'ora e mezzo di pellicola, con quattro arrivi a due ore, e aggiungendo un altro paio di minchiate fai anche di più, se vuoi.
Vorrai poi forse nascondere il fatto che sei privo di un pensiero originale che sia uno, e che già è fatica inventarsi tante storie, figuriamoci metterci pure un contenuto. Ma la soluzione è pronta: annega gli spettatori di giochetti registici, scomponi i piani, metti una fotografia fighetta, raccordi funambolici.
In tutto questo, metti un po' di gente che piange e - se proprio ci tieni - alcuni discorsi fumosi, così la gente si crede intelligente e soprattutto pensa che lo sia tu.
Però attento! Per evitare che la gente si accorga che è solo un vuotissimo esercizio di stile, le storie che racconti devono essere davvero tragiche e commoventi, così se vedono la gente piangere e disperarsi gli spettatori pensano che "guarda quelli lì, poveretti, la vita è proprio così" e scuotono la testa ma sono felici, e sei felice pure tu che non ti sgamano. Mi raccomando però: roba bella da vedere ma nulla di innovativo, che poi la gente non capisce e si annoia.
Prendi sempre degli attori almeno discreti: anzi, scegli quelli bravi ma outsider, così non costano troppo ma ti assicurano un grande risultato, e magari riescono pure a dare un significato a dei personaggi sopra le righe di alcuni chilometri. I nomi sono i soliti: Del Toro, Penn, la Blanchett. Però prova pure Brad Pitt, che tutto sommato si annoia a fare solo roba hollywoodiana, e secondo me se glielo chiedi accetta di recitare in una delle tue cazzate.

Hai seguito questa ricetta, Alejandro? Bravo!
In questa maniera hai potuto fare un film il cui profondo messaggio era "l'anima pesa 21 grammi", e ora stai uscendo con una pellicola che fa la clamorosa scoperta che "la gente parla linguaggi diversi". Ma io attendo il prossimo, che sarà il tuo capolavoro e ruoterà attorno alla rivelazione che "i gatti hanno quattro zampe ma a volte sono senza coda".

In sintesi: Inarritu è l'idea platonica di fumo negli occhi, oltre che il male incarnato. Babel la summa dei suoi difetti.
Voto Cinebloggers: 1,5.

P.S.: si sa, il caro Alejandro proprio non mi va giù - anche se andrò pure a vederlo, per scoprire se posso dargli almeno due, invece che uno e mezzo. In ogni caso, mi tranquillizza l'aver visto in giro che è piaciuto praticamente solo ai giurati di Cannes... poi staremo a vedere, eh...

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 13:01 | link | commenti (7) |
ombre e visioni, recensioni preventive

lunedì, 16 ottobre 2006
Corpi caduti dal cielo

The Departed sarebbe un ottimo film, se non conoscessi e amassi Infernal Affairs.
Purtroppo, forse pure per mio limite, il confronto è talmente continuo che non riesco a considerarlo più che una buona pellicola, molto lontano da quel capolavoro che tutti dicono e ampiamente inferiore all'originale.
La differenza - di registro, di profondità - è tutta nella scena in cui da una parte Tony Leung e dall'altra DiCaprio fissano un corpo caduto dal cielo.
Da un lato un uomo che ripensa alla sua vita, alle sue scelte, al suo passato.
Dall'altro un uomo che pensa alla sua pellaccia in un mondo cinico e baro.

Scorsese da un lato surriscalda la materia su cui lavora, ma la rende al contempo più geometrica e fredda.
La trama ricalca in buona parte Infernal Affairs, anche se il remake è meno asciutto e la sceneggiatura fa la moltiplicazione dei poliziotti (stuprando il personaggio di Anthony Wong, che si scinde nel più classico caso di sbirro buono e cattivo) e la sintesi delle donne (tanti saluti alla scrittrice, qui la psicanalista si fa tutti).
Il tutto è più esplicito e meno amaro dell'originale, ma funziona più che bene, e il vecchio Martin regala come sempre momenti di grande cinema, tra carrelli magistrali e la consueta frenesia che solo la sua scrittura cinematografica sa dare. Un immenso Jack Nicholson oscura le prove del solito inguardabile Matt Damon e di un DiCaprio leggermente sottotono (ma qui il confronto con Tony Leung, che si muove su altri registri, più introspettivi, non mi fa essere troppo obiettivo...)

In sè tutto funziona egregiamente, quindi.
Però non aggiunge niente alla carriera di Scorsese, e Infernal Affairs è un'altra cosa.

Nota di merito alla tipa seduta dietro a me e alla sig.na Vendetta, che in una scena copincollata dall'originale, commenta con aria sorniona: "E' proprio Scorsese".

P.S.: non è che la recensione qui sopra sia svogliata. E' che mi rendo conto che parlare di questo film mi risulta difficile. Vabbè, va così...

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 08:23 | link | commenti (13) |
ombre e visioni

giovedì, 12 ottobre 2006
Linkare altri (reprise)

Fa notare la signorina Vendetta che oggi questo signore qui ha dato a tutti motivo di gioia e fatto iniziare loro bene la giornata.

Poi però ha scelto di rovinare a tutti il pomeriggio dando questa notizia.
Cioè, rovinare, diciamo che impone di rivedere la propria infanzia sotto un'altra luce.
Però era giusto, il mondo doveva sapere, soprattutto a proposito di Faraone.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 14:14 | link | commenti (2) |
rimasugli

giovedì, 05 ottobre 2006
Linkare altri

Sarà che con i Torrent non ci ho mai giocato troppo, ma questo post di SuzukiMaruti mi ha spalancato la porta a una delle cose migliori dai tempi del pane a fette.
Consigli per gli acquisti? A quelli ci pensa Kekkoz, ça va sans dire. Ma anche Astor, in quel gran bel carrozzone che è l'Astorama Cafè.

E se proprio volete, di mio aggiungo il solito 24, e le tre serie di Arrested Development.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 15:45 | link | commenti (6) |
ombre e visioni, informazioni disservizio

Ve la racconterò ancora una volta

Shyamalan ha sprezzo del ridicolo. Perché per realizzare un film come Lady in the Water o sei un pazzo o hai sprezzo del ridicolo.

Dopo un invulnerabile ma vulnerabilissimo Bruce Willis, che aveva dominato i suoi primi film di successo, Shyamalan trova qui e nel precedente - e a questo legatissimo - The Village una nuova musa in una ninfa diafana fragilissima ma infinitamente potente.
Come fragilissimo ma al contempo straordinario è questo Lady in the Water, che si spinge molto oltre la smaccata decostruzione della favola, per aspirare al passo del mito. Personaggi stilizzati, ridotti quasi solo al loro ruolo attanziale, orchestrati in una favola della buonanotte che parla di una notte mitica, in cui la posta in gioco è altissima. E lo fa con una commistione di alto e basso, di comico e tragico, che apre il cinema di Shyamalan a un respiro prima sconosciuto.
La costruzione degli spazi è come di consueto eccezionale, e le inquadrature asfissianti dell'incipit rievocano direttamente quelle altrettanto asfissianti di The Village. Ma se in quello la lettura politica spiccava forse sulle altre, nell'universo solipsistico di questo condominio non è presente una chiave di lettura privilegiata.

Shyamalan nega spesso lo sguardo, lo ostruisce, permette solo una visione di riflesso.
Allo stesso modo, di riflesso noi stessi vediamo più di una volta - prima dei personaggi - gli occhi dello Scrunt. Anche noi allora parte del film, in veste di Guaritori, di Indovini, o forse, come viene di continuo suggerito, di Sodalizio?
Come in una favola la morale è semplice, eppure come in ogni grande film i livelli di lettura sono innumerevoli.

E come per moltissimi grandi film - almeno ultimamente - la gente esce ridendo.
Che ridano. Magari guardando uno scalcinato gruppo di donne aggirarsi per un cortile condominiale con in mano scoponi e palette.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 09:26 | link | commenti (11) |
ombre e visioni

domenica, 01 ottobre 2006
Vi recito Rossella?

Sotto certi punti di vista Black Dahlia è quello che ti aspetti da DePalma, o almeno da un DePalma medio, non al meglio, non quello di Carlito, non quello che gridava che sei solo chiacchiere e distintivo, non quello che in silenzio si mette ad ascoltare i mille suoni della notte.

Prendendo quello di buono che ha Black Dahlia, si esce come al solito con i lucciconi, perché di gente che muove la macchina come DePalma se ne trova poca. La gru a scavalcare la casa e la macchina da presa che segue in sequenza donna, auto, bici e i tizi per strada per tornare al punto di partenza nella scena del ritrovamento del cadavere è da applausi a scena aperta. La soggettiva a casa di Madeleine, o tutta la costruzione della scena della tromba delle scale sono bellissime.

Però, tralasciando i - neanche troppi - orgasmi visivi, il film scivola un po' via, molto meno cupo e pregnante di quello che poteva essere, soprattutto a partire dall'incandescente romanzo di Ellroy, ben più dolente di questo Black Dahlia. Ci si perde negli occhi disperati di vita della Dalia, ma fuori da quei filmati in bianco e nero l'angoscia è più raccontata che vissuta.

E Swank e Johansson sono due mediocri dark ladies, roba che la Basinger se le sbrana a colazione e resta ancora affamata.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 16:47 | link | commenti (9) |
ombre e visioni

lunedì, 04 settembre 2006
Lacrime


"The scoreboard said I lost today, but what the scoreboard doesn't say is what it is I have found.
And over the last 21 years, I have found loyalty. You have pulled for me on the court and also in life. I've found inspiration. You have willed me to succeed sometimes even in my lowest moments.
And I've found generosity. You have given me your shoulders to stand on to reach for my dreams, dreams I could have never reached without you.
Over the last 21 years, I have found you. And I will take you and the memory of you with me for the rest of my life.
Thank you".

Andre Agassi

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 08:33 | link | commenti (6) |

venerdì, 01 settembre 2006
Sayonara

Glenn Ford, cowboy

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 09:06 | link | commenti |
sayonara

martedì, 29 agosto 2006
Una moglie

Caro Oh,
accolgo con letizia la missiva in cui mi annunzi che è già possibile ricevere a casa propria una copia del nuovo lavoro dei Decemberists, gruppo di cui sai quanto anch'io abbia apprezzato il recente Picaresque. Probabilmente non ritengo come te che sia il miglior disco dell'anno scorso (sai quanto guardi con simpatia a quel menestrello che canta madrigali sugli stati d'Oltreoceano), ma sicuramente lo porrei tra i migliori.
La mia personale frequentazione con Colin mi permette poi di sapere che lui stesso è soddisfatto di poter avere quanto prima un parere riguardante l'ultimo frutto dei suoi sforzi.

E parliamo di questa moglie, allora, di questa Crane Wife tanto attesa, anche perché rappresenta lo sbarco di Colin e i suoi nei perigliosi lidi di una major. Lidi perigliosi affrontati in maniera obliqua, con un insieme di canzoni che si distacca da quello che conoscevamo - così... elettrici? - eppure non si concede fino in fondo, mantiene una propria distinguibilità.

Però sorprende, all'inizio. Non delude, ma lascia leggermente sorpresi. Anche perché inizia come fosse opera di un gruppo che ora non mi viene in mente, ma non i Decemberists.
E' un po' come se, dopo un lungo viaggio per nave iniziato ben prima di Picaresque, Colin e i suoi fossero infine approdati in città.
The Crane Wife non è - purtroppo, ma in fondo non è un male - il canto di un gruppo di boemi ubriachi, ma è più l'accompagnamento a una giornata in città, in una grande città, dal primo sguardo nello specchio la mattina a una serata dalla bocca impastata di malinconia. Ed è una bella giornata.
Certo, caro Oh, sarebbe mendace dirti che tutto è lieto: quei dodici minuti subito dopo il brano iniziale non solleticano il mio palato. Cagione di ciò sono forse quelle reminiscenze prog così inattese (di cosa poi possano essere reminiscenze non ne ho la benché minima idea, ma mi piaceva la parola) che non solo non ti aspetti dai Dicemberisti ma, ammettiamolo, neppure le sanno gestire troppo bene. Ben più vigorosi sono gli altrettanti minuti di The Crane Wife 1&2, invece.
Tante cose però funzionano molto bene, e le suggestioni più apertamente rock sono alquanto sollazzanti. Ecco allora che dalla terza canzone in avanti The Crane Wife è un piacere ininterrotto, fatto di piccoli e grandi pezzi, orecchiabili, struggenti, talvolta delicati e aggressivi insieme.
Forse - ammettiamolo - forse talora è leggermente ripetitivo.
Ma quando ho ascoltato quel canto così innamorato delle filastrocche, un sorriso mi ha fatto riconoscere il mio Colin, quel bizzarro folletto teatrale che tanto amiamo.

Scegliere il miglior brano è impresa ardua, ché molti sono di buona qualità. Personalmente amo in maniera particolare l'ultimo Sons and daughters, ma altri potrebbero giustamente sopravanzarlo.
Il premio "boemo ubriaco" va invece a Shankill Butchers. Ma è una sbronza diversa dal solito, è una di quelle sbronze che non riesci più a infilare un'altra goccia di alcool, e stai lì, di notte, ad ammazzarti di perché.
Quindi è una bella moglie, complimenti. Non penso sostituirà Picaresque nel mio animo, forse lo porrei anche sotto l'album dedicato alle Lor Maestà i Dicemberisti, ma è un ascolto ormai imprescindibile nelle mie giornate.

Scrivimi più spesso, Oh, ché è sempre gioia il sentire tue nuove.
Ora ti saluto: tra poco arriva Colin e devo ancora preparare il grog.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 08:31 | link | commenti (8) |
ìndiròc, previù

domenica, 27 agosto 2006
Perchè noi valiamo

Se il più nobile scopo dei cineblogger è - come insegna Gokachu - più quello di porre l'attenzione su pellicole poco conosciute che quello di registrare l'esistente, ecco che Soft Bulletin - che, per quanto possa sembrare bizzarro, resta pur sempre un cineblog - risponde "presente!" e si fa alfiere di questa visione, ignorando le ultime luccicanti sibille per tornare indietro di tanti anni, a un film non conosciutissimo ma amato da un piccolo culto.
Tutto questo per dire che no, Cars non l'ho ancora visto.

Ma anche per dire che il satellite ha talvolta importanza fondamentale, dato che permette di recuperare un piccolo e curioso film come Alpha Omega - Il principio della fine (titolo originale The Final Programme), opera del 1974 di quel Robert Fuest già autore del cultissimo e delizioso L'abominevole dottor Phibes, bizzarro intreccio di gotico e commedia dominato da un perfetto Vincent Price. 
La stessa tendenza a intridere (questo è un funambolismo) i generi di tratti tipici della commedia si ripropone anche in questo Alpha Omega, ispirato a un romanzo di Michael Moorcock (sì, gentile lettore, proprio quello di Elric di Melniboné).
Le premesse sono prettamente fantascientifiche, con la ricerca di un microfilm che possa portare alla creazione dell'entità perfetta, capace di far ricominciare la razza umana in un mondo ritornato agli albori.

Va detto da subito che il motivo di maggior interesse del film è sicuramente quello estetico. Fuest, nato come direttore della fotografia, gioca con i colori, con le sfocature, con le geometrie, e crea spesso immagini di strabiliante modernità e insieme di grande rigore e bellezza. Alcune invenzioni visive sono addirittura sorprendenti nella loro semplicità, come il passaggio nei tubi pneumatici all'interno della villa del protagonista: niente più che grandi tubi colorati in cui passano i personaggi, ma che riescono a un tempo a disorientare e affascinare.
Sotto certi punti di vista, il lavoro estetico - e soprattutto l'attenzione posta al design, che vale da sola il prezzo del biglietto - ricorda il bellissimo La decima vittima di Elio Petri, di cui ha parlato bene Fringe in un vecchio post. Le somiglianze vanno in realtà poco oltre l'aspetto visivo, dato che la satira e la ferocia presente nel film di Petri sono qui pressoché assenti, in favore di un'impostazione molto più leggera e umoristica: gli stessi spunti sociali presenti sono risolti in maniera molto lieve, e restano poco più che abbozzi.
L'umorismo non è solo nei dialoghi, ma assume anche le forme più sottili di alcune gag visive, come nel pre-finale, con la scritta "LOVE" sulla camicia da notte di Miss Brunner - il miglior personaggio del film, una sorta di scienziata-vampira (a modo suo...).

I difetti non sono comunque pochi, se si somma una recitazione spesso da brividi lungo la schiena (ma è allo stesso tempo notevole la presenza scenica di alcuni attori, a partire proprio dalla Miss Brunner di Jenny Runacre) a una sceneggiatura tagliata con l'accetta e a una costruzione narrativa che in genere non dà un'impressione di grande solidità (basta pensare ad alcuni cambi d'umore sin troppo repentini del protagonista, e a grossi problemi di continuità).
La stessa tendenza a mettere tutto tra parentesi e a gettare ogni cosa in battuta lascia ancora più scoperte le debolezze di costruzione dell'opera, che prosegue un po' traballante fino all'inatteso sberleffo finale - non attinente al romanzo di Moorcock, che disprezzò il film e soprattutto questa modifica conclusiva.

Eppure, nei suoi difetti, Alpha Omega resta gustosissimo e molto piacevole, e merita un giro soprattutto per le bellissime invenzioni visive e per il sapore allegramente guascone che lo anima.

E preparatevi: entro 48 ore passerà di qua una moglie molto speciale...

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 01:02 | link | commenti (3) |
ombre e visioni

martedì, 15 agosto 2006
There we do unkind things in a kind way


Tornare in Italia e scoprire che a guardarla da qua pare che Londra fosse praticamente pronta alla guerra, con polizia ovunque e terrore a serpeggiare per le strade.

Essere a Londra, e guardarsi in giro senza vedere nulla di diverso dal solito, senza percepire paura, senza vedere cambiamenti.

Fare la fila a Stansted, quella sì, più del solito, e doversi togliere le scarpe per farle controllare, e usare la busta trasparente per il bagaglio a mano, e affrettarsi per un final call che poi in realtà è poco più che preliminary, dato che l'aereo parte con tre quarti d'ora di ritardo.

Passeggiare vicino a Tottenham Court Road, prendere per caso un volantino che dice "I bet you look good on the dancefloor", e leggere per riflesso condizionato la musica che mettono, e vedere uno dopo l'altro tantissimi gruppi che ascolti, e infilarti in questo posto che in sé è anonimo, ma la musica va bene, le ragazze anche, e vedere indie duri e puri agghindati da indie duri e puri è divertente, e trovarsi alla perfezione in una pista da ballo, considerando quanto odi le discoteche, non è poco.

Brindare con due inglesi e conoscerli solo perché anche voi state bevendo Guinness. Bere infinite ale e storpiare in eterno il nome di un osceno sidro preso per errore.

Lasciare gli amici a fare compere nell'ennesima libreria, sottrarsi per un'ora e poco più per girare a Covent Garden, per rivederla, guardarla con affetto, sorridere osservando un artista di strada, e camminare verso il Waterloo Bridge, appoggiarsi alla balaustra senza badare al traffico dietro di te, come anni fa, guardare il Big Ben, il Parlamento, salutare il National Theatre, e sul ponte del treno fermarsi ancora una volta e fissare nel cielo grigio, sotto la pioggia, le Houses of Parliament.

Girare per le strade, Charing Cross, Brick Lane, girare per Hyde Park o nel mercato di Camden, vedere ogni colore, vedere ogni razza che è lì perché è la sua città, vedere Londoners e turisti e riconoscere gli ultimi perché sono tutti uguali, e non tutti diversi.

Essere spettatore della peggiore opera teatrale a cui tu abbia mai assistito, ma al Globe, mentre i biglietti in piedi a cinque pound si bagnano di pioggia, e poi battere il ritmo di Benny Goodman settant'anni fa nel jazz club più bello del mondo, bizzarra trasgressione a modo suo nel mezzo di Soho.

Stare in fila nelle scale mobili, attendere il proprio turno, dire sorry per strada, sentire gli altri che te lo dicono, sentire due clacson in sette giorni, e perché altri avevano attraversato con il rosso. Sentirsi al centro del mondo, al centro di sé.

Riempirti gli occhi delle case, dei volti, delle strade, dei taxi. Essere straniero e essere a casa. Sentirsi a posto con se stessi, forse, proprio per quello.

Innamorartene ogni volta che ci torni, innamorartene da non voler più tornare.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 18:36 | link | commenti (11) |

venerdì, 04 agosto 2006
Una Duvel e una Chimay tappo blu

Signori: il film dell'estate. Anzi, dell'anno.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 13:02 | link | commenti (5) |
ombre e visioni

venerdì, 28 luglio 2006
Cazzi e conigli (pochissimi i conigli)

Amici, è tempo di pulizie e stiamo svendendo tutti i nostri SoftBulletin elettrici a prezzi davvero ridicoli. Sì, abbiamo buttato nel cestino il listino prezzi. E ricordate: ogni SoftBulletin della nostra partita è stato usato solo secondo le istruzioni.

Benvenuti in Soft Bulletin 2.0.
La solita roba, ma con qualche colore in più.

Dicono di lui
:
"Spettacolo!
(...e non è un mero ipocrita scambio di cortesie in materia 'header'...)" (UnoDiPassaggio: 2006a)
"Hulla Chuppa!" (Tinky Winky: 2006)
"E' una merda!" (Angelo Badalamenti: 2001)
"Sembra bello, mi sa che me lo scarico" (OhDaesu: 2006)
"bello, mi piace.." (visionidistorte: 2006)
"
fighe piccole incontrano cazzoni sulla spiaggia. prima volta in assoluto" (Anonimo: 2006)
"cosa cazzone aspettavo a linkarti, il culo vergine della versione 2.0?" (ClaudioOssani: 2006)
"
Se mi citi, mi eccito" (UnoDiPassaggio: 2006b)
"Ma questo template favoloso?" (Miss Vengeance: 2006)

SoftBulletin istantaneo ha tutta la fragranza del caffè appena tostato. Vostro marito dirà: Cristo, Sally, pensavo che il tuo caffè fosse così così. Invece, wow! Sicuro se usato secondo le istruzioni.

Tinky Winky ha dettato il post a Private_I alle 19:33 | link | commenti (10) |
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